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Impresa familiare: quota di partecipazione agli utili e agli incrementi del familiare al momento della cessazione

  • Avv. Diletta Giunchedi

La Cassazione, con la sentenza n. 1401 del 2021, ha cassato una decisione della Corte di Appello di Trieste che aveva espunto, dal calcolo della quota di partecipazione della moglie al momento della cessazione del rapporto prestato in favore dell’impresa familiare, l’aumento di valore di mercato degli immobili, di proprietà della moglie e conferiti alla società, imputabile all’introduzione della moneta unica.

Come noto, la quota di partecipazione agli utili e agli incrementi va determinata sulla base della quantità e qualità del lavoro svolto dal familiare, in relazione al valore complessivo dell’impresa; la Corte, accogliendo l’interpretazione fornita da Cass. n. 27108/2017, afferma che da tale valutazione deve essere esclusa la effettiva incidenza causale del lavoro prestato dal familiare lavoratore al conseguimento dei detti utili e incrementi.

La Corte afferma, in tale prospettiva, che la rivalutazione di un fattore della produzione riferibile a cause estranee all’attività svolta dal partecipante, che si sia tradotto in un aumento del valore e della redditività dell’impresa, debba essere calcolata la liquidazione della quota spettante al familiare che ha apportato lavoro subordinato deve avere per oggetto (dividendo) gli utili, i beni acquistati e gli incrementi d’azienda, senza riguardo all’ammontare delle retribuzioni per lavoro subordinato in analoga attività, mentre il criterio di ripartizione (divisore) è dato dalla qualità e attività del lavoro prestato, con eventuale riguardo in funzione indiziaria alle percentuali indicate nella scrittura di costituzione dell’impresa.