• Italiano

Cass. civ. Sez. I, n. 29330 del 22 dicembre 2020: versamenti in conto futuro AUCAP

  • Avv. Mario Pietro Cascavilla

La Cassazione torna ad occuparsi dei criteri qualificatori della particolare tipologia di contributo dei soci costituito dai “versamenti in conto futuro aumento di capitale”.

La specifica figura in esame sembrerebbe a primo impatto appartenere alla categoria dei versamenti aventi natura di conferimenti in conto capitale, mentre ad una più attenta analisi ci si accorge come lo stesso somigli di più ad un vero e proprio finanziamento, come tale qualificabile come debito della società verso il socio e pertanto restituibile a certe condizioni.

La differenza tra i versamenti genericamente effettuati in conto capitale e quelli che si riferiscono ad un futuro e determinato aumento del capitale sociale, va individuata, secondo la giurisprudenza, nel fatto che:

  • i primi sono apporti di patrimonio di cui la società è libera di disporre come qualsiasi altra riserva, senza la possibilità che sia vantato il diritto al rimborso da parte del socio (quantomeno fin quando non sia stata liquidata l’impresa collettiva); mentre
  • nei secondi si stabilisce un chiaro collegamento causale tra il versamento eseguito ed un prossimo aumento di capitale sociale, motivo per cui gli stessi vanno intesi come risolutivamente condizionati alla futura deliberazione di aumento di capitale nominale.

Guardando infatti alla struttura del negozio di sottoscrizione di un aumento di capitale è agevole scorgere le differenze tra le due tipologie di versamento. Il negozio di aumento di capitale è scomponibile in due diversi momenti: nel caso in analisi, quello del “versamento”, che rappresenta il momento della proposta, e quello della “deliberazione”, che rappresenta il momento dell’accettazione da parte della società. Ipotizzando una mancata deliberazione dell’aumento di capitale, è facile intuire che della struttura del negozio resterebbe nient’altro che una proposta contrattuale, cui non ha fatto seguito un’accettazione, con l’ovvia conseguenza di non poter ritenere legittima da parte della società la ritenzione della somma versata dal socio, che risulterebbe a tal punto trattenuta sine tutulo.

La Corte di Cassazione, condividendo l’impostazione appena descritta, con la sentenza in commento, in continuità con un orientamento che può dirsi consolidato, conferma che, eseguito un versamento in conto futuro aumento del capitale sociale, resta fermo il diritto del sottoscrittore ad ottenerne la restituzione laddove non si verifichi la specifica condizione del perfezionamento dell’aumento; in altre parole, la possibilità di fare affluire tali tipologie di erogazioni al patrimonio netto della società è subordinata alla loro irreversibile imputazione al capitale sociale, risultato che si ottiene con l’avveramento della condizione, rappresentata proprio dalla delibera di aumento (salvo, ovviamente, il caso in cui lo stesso socio abbia voluto devolvere espressamente le somme versate al patrimonio sociale convertendole in contributi in conto capitale, o a fondo perduto, ovvero a copertura perdite).